Dante, la prediacazione e la crisi del genere visionario [Nicolò Maldina]

Dati bibliografici

Autore: Nicolò Maldina

Tratto da: In pro del mondo. Dante, la predicazione e i generi della letteratura religiosa medievale

Editore: Salerno Ed., Roma

Anno: 2017

Pagine: 40-43

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La Visio Sancti Pauli è un testo diffusissimo, in diverse redazioni. Tuttavia, a documentare la probabile familiarità di Dante con lo schema profetico in essa definito concorre, oltre a tale diffusione, anche il fatto che da questo testo prende avvio un vero e proprio genere della letteratura medievale, quello delle visiones, in cui i medesimi elementi (piena esperienza dell’aldilà e investitura profetica) divengono i cardini di resoconti riferiti a persone diverse da Paolo. Le visiones sono, infatti, quel genere della letteratura medievale che prevede che a un vivo sia mostrato anzi la morte l’aldilà al fine di eccitarne, tramite la visione delle beatitudini paradisiache, la perseveranza sulla via della rettitudine, oppure di favorirne, attraverso la conoscenza delle pene che all'Inferno attendono i peccatori, la redenzione dai propri peccati, e che spesso culmina nell’investitura profetica del visionario affinché educhi, trasmettendole il contenuto della propria visi, l'umanità intera. Da questo punto di vista non sarebbe del tutto scorretto dire che Dante, nel comporre la Commedia, si sia consapevolmente collocato nel solco tracciato dal genere delle visiones. Consapevolmente perché risale, nel farlo, agli archetipi biblici di questi t6poi per costruire, in riferimento diretto a questi, la propria identità autoriale e la fisionomia della propria opera, presentandosi come un nuovo Paolo con il piglio di chi intende istituire con l’apostolo un rapporto biunivoco ed esclusivo, quasi non ci fossero, tra lui e Paolo, anelli di congiunzione intermedi. Ciò non toglie che più di un aspetto della struttura fondamentale della Commedia invita a inserire il poema dantesco nella tradizione delle visiones dell’aldilà medievali. Non si vuole, con ciò, sostenere che Dante abbia scritto una visio. È evidente che Dante sviluppa questo schema-base arricchendolo di elementi a esso ignoti e intrecciandolo con altri parimenti estranei alla tradi zione visionaria. Difficilmente, però, si sottovaluterebbe il fondamentale ruolo giocato dalle visiones nell’equilibratura di aspetti essenziali della Commedia come quelli di cui ci siamo sinora occupati. In altri termini: il sincretico enciclopedismo dantesco non opera in maniera anarchica, ma procede arricchendo e specificando uno schema base che è quello del genere delle visiones, il quale si configura quale il genere-architrave della Commedia.
Si potrebbe, in questo modo, precisare l'osservazione secondo cui, rispetto alla coeva letteratura allegorico-didattica, «l'innovazione portata da Dante è quella di inserire il viaggio allegorico all’interno di un viaggio nell’aldilà: e con il viaggio allegorico anche un impegno enciclopedico ben oltre la necessità di un'educazione religiosa». Lo scarto rispetto a questa letteratura si misura, infatti, anche nell’assunzione di un complesso programma parenetico imperniato sulla rappresentazione psicagogica della condizione delle anime nell’aldilà, prossimo (come vedremo tra breve) a quello dei didattici dell’Italia settentrionale. Tale programma coniuga così due delle linee principali della letteratura didattica duecentesca (quella toscano-allegorica e quella lombardo- scatologica) entro un impianto strutturale che le trascende, tramato com’è sulla falsariga di uno schema profetico sì estraneo a entrambe, ma proprio della tradizione delle visiones. È stato, infatti, detto che ciò che contraddistingue il genere visionario da altri generi escatologici (i viaggi al Paradiso Terrestre, gli itinera allegorici, ecc.) sia l’«elezione» del protagonista, il suo essere chiamato da Dio a un percorso di perfezionamento attraverso la diretta esperienza dell’aldilà. In ottica dantesca importa, però, soprattutto che a quest’«elezione» faccia seguito la «missione», ossia l’incarico di rendere partecipe l’umanità intera del beneficio della propria elezione attraverso il resoconto della propria esperienza escatologica. Spetta all'esistenza di tale «missione» il compito di assicurare una qualche continuità ai due assi, penitenziale e parenetico, del genere, facendo si che la visio (il contenuto dell’esperienza che il visionario è eletto ad avere), oltre che al perfezionamento spirituale del protagonista, possa essere utile anche a quello di quanti sono esclusi dall’«elezione» e, dunque, debba essere loro comunicata per il tramite della denuntiatio (l’atto stesso di riferire la visio al resto dell'umanità).

Date: 2023-03-07